certo, è complicato spiegare alla propria psiche e al proprio corpo che non si è più a madrid e si è ritornati alla routine quotidiana. alcune cose sarebbero più semplici se noi fossimo delle macchine. madrid spento. bologna acceso. madrid 0. bologna 1. exit light. enter night.
mentre sul metro ci spostavamo da un locale all’altro, mezzi pieni di alcool e per l’altra metà in attesa di esserlo, io e ema abbiamo trovato un’ottima descrizione di madrid, degli spagnoli, della filosofia che regna a ovest dei pirenei. una descrizione che vive in un paragone. se vai a londra, una delle cose che non puoi dimenticare è la voce registrata nel metrò. mind the gap. mind the gap. mind the gap. ci hanno fatto pure le magliette. è diventato un po’ uno dei tanti simboli vendibili di londra. a madrid, suona così (mi si perdonino gli accenti mancanti): atencion, estacion en curva, al salir tengan cuidado para no introducir el pie entre coche y anden. mind the gap.
la spagna, madrid, è meravigliosa anche per questo. e per la gente che la popola, che non si fa certo scoraggiare dalla tua assoluta mancanza di conoscenza della lingua, e pur di fare quattro chiacchiere con te, farti sentire parte, si sforza di comunicare in qualunque modo, dando vita a una sorta di italospagnolinglese che farebbe rabbrividire i puristi francesi. e per la sua multiculturalità, che non è tanto accozzaglia di persone provenienti da paesi diversi, quanto piuttosto insieme meraviglioso di individui, ognuno con un proprio passato-presente-futuro e con il desiderio di raccontarlo. e per i locali, la vita notturna e diurna, le piazze ancora piene di gente alle cinque del mattino, la voglia di andare avanti nonostante il freddo, la stanchezza, il bevuto, il fumato, il mangiato, il digerito e il non, calle atocha che non finisce mai, l’ipotesi sapir-whorff in discussione, e poi ancora paseo delicias, e calle ancora tutta buia per il blackout, e tu che hai iniziato a camminare in argueilles, anzi no, in realtà hai iniziato a camminare alle quattro del mattino, quando ti sei svegliato per prendere l’aereo, o forse ancora no, hai iniziato a camminare qualche mese fa, o qualche anno. non fa differenza. tiri dritto*.
questo viaggio mi ha confermato alcune cose. uno, sono le persone a fare le situazioni, non il contrario. due, il viaggio è la parte più brillante e fondamentale della vita di un essere umano. tre, gli italiani mi fanno proprio cagare, tanto più se turisti all’estero. quattro, ho degli amici a cui voglio bene e che mi mancano. cinque, dubito che valga davvero per tutti, ma di certo io non sono un’isola, nonostante sia costretto a sembrarlo per il novantapercento del tempo.
ecco, lo sapevo, mi è di nuovo venuto fuori un post triste, anche su questo che è stato forse il viaggio più divertente che abbia mai fatto. gite escluse, che quelle mantengono sempre un fascino del tutto particolare.
p.s.: una meraviglia vedere mezza italia sotto la neve di notte, dall’alto dell’aereo, con le città e le strade illuminate che sembrano venature d’oro e d’argento faticosamente scavate da giganti. meno meraviglia le turbolenze, i vuoti d’aria, il vento inimmaginabile che sballottava l’aereo, l’attraversamento di nuvole nel bel mezzo di una tempesta e il vicino di posto invadente e casinista.
* I know that it is freezing, but I think we have to walk / I keep on waving at the taxis, they keep turning their lights off